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Incontro con la grande Giorgia Cosplay!!


La nostra fiera ormai è conclusa, ma l’associazione Cecina Cosplay non si ferma! Abbiamo intervistato per voi la regina del cos play italiano Giorgia Vecchini, in arte Giorgiacosplay.

Nata in provincia di Verona questa ragazza dinamica è da sempre un’appassionata di anime e manga, basti pensare che il suo primo cos play risale all’età di 2 anni con Heidi!

Conosciamola insieme…



D: Per i cosplay vestirsi da personaggi dei cartoni animati non è solo una semplice recita, ma qualcosa di più. Questo perché l’animazione, nel senso di player, ha in se un valore diverso. Per te che cosa significa fare la player?R: Per me è molto importante anche perché sono nata proprio prima come player che come costum. Venendo da 12 anni di teatro, infatti,  vedo la rappresentazione una  parte inscindibile di un costum-player. Oggi, purtroppo, le nuove generazioni di cosplayer, tolte qualche parodia di gruppo, tengono più al costume che all’interpretazione del personaggio. Magari fanno una piccola sfilata ed è finita lì. Non è un atteggiamento condannabile, in fondo ognuno fa quel che si sente, anche perché non tutti se la sentono di esporsi con una performance per via della timidezza o per inesperienza. Però, a mio avviso, la parte player nel cosplay è una parte fondamentale, altrimenti sei solo una persona che si veste da cartone animato! Si da molto di più al pubblico con un costume semplice  giustamente valorizzato da un’interpretazione ad hoc, che può essere una parodia o con una scena tratta dall’anime, piuttosto che fare una semplice sfilata con un vestito ben curato.

D: Il fatto di aver fatto teatro ti ha aiutato molto nell’interpretazione…
R: Assolutamente si! Mi ha aiutato ad essere meno timida e ha padroneggiare il palco. Io capisco questi ragazzi che hanno l’ansia del palcoscenico, molto spesso mi contattano per avere consigli! Ecco perché il teatro è molto utile; ti insegna a progettare una scena  con lo studio dei tempi, i movimenti in sincrono…c’è un abisso tra improvvisazione e una scena ben preparata e studiata.

D: Per quanto riguarda l’animazione nel senso di cartoni animati che importanza ha avuto per te?
R: Io sono cresciuta con tutti i cartoni degli anni ’80, quindi mi porto nel cuore cartoni come Creamy, Magica Emi, Kiss me Licia.  Anche quando scelgo che personaggio interpretare, a meno che non abbia delle commissioni imposte, scelgo costumi anni ’80. E poi la mia idea di cosplay è quella di portare nella realtà non solo un personaggio che mi è piaciuto e che mi ha dato tanto, ma anche quello di fare un tributo alla serie ed emozionare. Per esempio se io vedo una cosplayer di Creamy  fatto bene, mi emoziono, ed è proprio quello che io cerco di fare. Per quanto riguarda i cartoni recenti purtroppo non riesco a seguirli, un po per impegni e un po perché mtv a casa mia non prende! A volte ho cercato di recuperare guardando qualche serie in streaming, ma non riesco a stare al passo. Con i fumetti, invece è diverso, il tempo di comprarne uno lo trovo più spesso.

D:  Comunque per te i cartoni animati non sono mai stati mero intrattenimento…
R:  No, sono stati molto di più. Però c’è una cosa che mi chiedo spesso perché per certe persone l’animazione colpisce profondamente, mentre altre se la lasciano sciovolare via. Io mi sento davvero una nostalgica di quel periodo e come me ce ne sono tanti, eppure ci sono altrettante persone, cresciute insieme a noi con lo stesso background, che non hanno nessun tipo di affezione verso questo genere.

D: Ho letto sul tuo sito (www.giorgiacosplay.com) che la tua filosofia cosplay si riconduce alla corrente del “realismo” creando costumi come se il personaggio fosse reale…
R: Si, cerco di rendere un personaggio come sarebbe nella realtà, o almeno quelli che sono rendibili è chiaro che Pikachu non può essere fatto diversamente! Le eroine Marvel sono quelle che si prestano meglio, anche perché hanno già avuto una trasposizione cinematografica! In realtà non è che mi dispiaccia quando vedo un costume molto cartoon, credo piuttosto si tratti di sensibilità diverse, a me piace prendere il personaggio in un certo modo. Diciamo che il troppo plasticoso, il troppo finto non mi convince, preferisco quindi farli in modo più realistico e vedo che i risultati sono credibili. Mi sembra d’aver creato una perfetta mediazione tra cartone e trasposizione nella realtà.

D: Veniamo a un tema più delicato. Molti ragazzi, che si affiancano all’animazione facendo i cosplay, vengono considerati dai coetanei un po’ strani e spesso vengono denigrati, soprattutto nei piccoli paesi. Tu a Vigasio hai avuto problemi?
R: Conta che io sono stata sempre quella un po strana al mio paese, ho sempre avuto questa passione che diventava sempre più forte. In paese sono sempre stata molto attiva anche con rappresentazioni teatrali, quindi sapevano che fossi così estroversa, e questa attività cosplay non mi ha marchiato. Quando sono stata in Giappone e ho vinto il WCS la gente lo sapeva e si congratulava con i miei genitori, anche se in realtà non capivano bene cosa fosse! Sai quando vince l’Italia e si fa il nome del paese di provenienza, fa sempre un certo orgoglio negli abitanti! Quando hanno iniziato a vedere siti, articoli di giornali, comparsate in tv hanno iniziato a capire meglio questo mondo. C’è da dire che é una passione sana, un hobby piacevole e tutto sommato creativo.

D: Quanto lavoro c’è dietro un personaggio che scegli di interpretare?
R: Dipende chiaramente dal personaggio scelto,  da quanto tempo ho a disposizione e se il costume è commissionato o meno. Per me è fondamentale durante la scelta del personaggio avere un po di fisic du rôle, perché non sarei mai credibile se dovessi fare Memole o qualsiasi altro personaggio kawaii o puffettoso! Inoltre deve darmi la possibilità di interpretare sia a livello fotografico che sul palco una caratterizzazione del personaggio. Dopo di che, si passa alla parte pratica cercando i materiali, e qui voglio aprire una parentesi. Probabilmente lo avrai sentito dire anche da altri cosplayer, ma la ricerca dei materiali per i costumi non è mai finita, nel senso che quando entri nel loop anche quando sei a spasso per altre ragioni, ti può capitare di imbatterti in una vetrina con oggetti assurdi e dici “sia mai che possa servirmi!” e alla fine ti ritrovi con magazzini di oggetti stranissimi ,che alla fine non userai mai!!! Per quanto riguarda la parte sartoriale, lo dico sempre, ho un valido aiuto da parte di mia mamma, che è indispensabile! Insieme cerchiamo dei cartamodelli somiglianti al vestito in progetto e da qui partiamo come base per poi cucire il vestito definitivo.

D: Per le armi invece hai l’aiuto del tuo papà…
R: Eh si siamo un po un team di collaborazione! Mio padre è un fabbro-falegname e quando è libero dal lavoro mi da sempre una mano. Ultimamente mi sono rivolta anche a ragazzi che realizzano armi per cosplay, loro hanno avuto piacere di collaborare con me, cosi mi hanno dato una mano e loro si sono fatti po di pubblicità. Mi capita spesso che dei ragazzi che si dilettano nell’artigianato mi chiedano di collaborare e io accetto molto volentieri, anche perché avere una base con cui partire è di grande aiuto.

D: Questo è una grande cosa. Molti cos player hanno difficoltà a  reperire armi e oggetti…

R: Gia ed è per questo che non ci sono cos play completi a 360°. Nessuno di noi è un fotomodello o un sarto o un fabbro falegname, ma se tutti collaborassimo riusciremo ad avere un buon costume.

D: C’è un personaggio che hai interpretato a cui sei più legata rispetto agli altri?
R: Bhè ce ne sono diversi a dir la verità ed ognuno per motivi diversi. Ad esempio potrei dirti Silen  perché è il vestito che mi sono fatta quasi interamente da me e che mi ha permesso di vincere in Giappone, ma anche Sailor Pluto, la mia sailor preferita, che viene considerato anche all’estero il mio cavallo di battaglia. Anche il Barone Ashura è un personaggio che mi ha dato modo di interpretare in maniera molto efficace e divertente la caricatura di questo personaggio, sempre col quel costume ho avuto la fortuna di stringere l amano Go Nagai con una certa fierezza, ecco non son cose da tutti i giorni!

D: E un personaggio che vorresti interpretare, ma che non hai ancora fatto?
R:  Io ho la fissa di voler rifare Wichblade che è un costume che ho fatto nel 2005 in modo un po approssimativo perché ancora non conoscevo molti materiali. Adesso che ho più conoscenze son molto tentata di rifarlo . Fino a quando non l’avrò completato sarà sempre il mio cruccio!

D: Hai partecipato a molte fiere cosplay anche fuori dall’Italia…
R: Si ho partecipato come madrina a molte fiere straniere ad esempio in Francia, Inghilterra, Messico…Nonostante la concorrenza sia agguerrita, perché ci sono cos player stranieri molto bravi, ai quali invidio molto i book fotografici! All’estero sono molto affezionati al cos player famoso che arriva, fanno addirittura la fila per foto e autografi.

D: Il successo con il pubblico è arrivato con la vincita del WSC?
R: Eh si, prima un po erò gia conosciuta, ma il World Summit Cos play mi ha dato la possibilità di esser vista da molti ed avere cosi molti contatti con questo mondo.

D: Per poterti vedere?
R: Sicuramente Lucca! E’ l’unica fiera a cui parteciperei anche se non mi invitassero, un po perché me la porto nel cuore e un po perche ho la possibilità di rivedere amici cos play. E poi diciamoci la verità Lucca ha una atmosfera assurda, nella città si respira un magia diversa! Poi sarò impegnata con le riprese di Gamers, un web series creta da Games Stop, in cui interpreto me stessa ! Poi a settembre  a Valleggio  sul mincio un evento un po’ particolare, nato con la collaborazione del conte Sigurtà. E’ un bellissimo appuntamento perché i cos player hanno un location splendida per fare le foto, infatti vengono molti fotografi nella giornata. E poi  i cos player sono a disposizione dei bambini e puoi immaginarti la loro reazione! Ed è proprio questo il bello, perché ci ricorda che il cos play dovrebbe emozionare rendendo reale un sogno.

D: Cosa consiglieresti a chi vuole fare il cos play a grandi livelli?
R: Allora dipende dall’obbiettivo che la persona si pone. Nel senso io ambivo alla rappresentanza italiana in Giappone, perché per me era un sogno poter andare in quel paese proprio grazie a questa mia passione. Dopo aver vinto ho smesso di gareggiare proprio perché avevo raggiunto il mio scopo, lasciando il posto ad altri bravi cos play. Comunque in linea di massima quando hai un vestito ben fatto, la fama arriva da sola, perchè in molti ti fermano, le foto girano…quindi è un processo che si autocrea nel momento in cui si decide di far un certo tipo di costumi.

Intervista a cura di Alice Gaglio
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  Intervista " Famosa Squadra . G"
  Intervista a Emanuela Pacotto
  Intervista a Giorgia Cosplay


 
 
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