Ciao Emanuela, Ti ringrazio d’aver accettato di fare per noi questa intervista…
Ciao Alice! Non potendo accettare il vostro invito sono felice di poter fare almeno una chiacchierata con te e con tutti i ragazzi che ruotano intorno a Cecina Comics and Cosplay!!!
D: Fin da piccola eri già una star! Hai collaborato con grandi nomi come Jocelyn, Claudio Lippi, Orietta Berti; a 8 anni ti sei esibita per l'Unicef a Belgrado rappresentando l'Italia e hai cantato gli auguri a Edoardo De Filippo per i suoi 80 anni. Questa voglia di far spettacolo è nata da te o dai tuoi genitori?
R: Una star? Esagerata! Come è logico che sia a quell’età è stata più una scelta dei genitori, della mamma per essere precisa e sempre lei mi ha aiutata a vivere questa esperienza con leggerezza e divertimento impedendo che mi “montassi la testa”. Caspita vedo che “hai studiato”! Sai cosa mi ricordo di quegli episodi? Con Claudio Lippi e Orietta Berti abbiamo inciso un 33 giri (Un 33 giri? Mamma mia preistoria!) dei Barbapapà e ricordo che Claudio era un vero spasso, ci ha fatto morire dalle risate per tutto il tempo! Belgrado è stato il mio primo viaggio in aereo e già questo non potrò mai dimenticarlo. Eravamo io e mia sorella a rappresentare l’Italia. “Le 2 piccole italianine”! Mentre per le altre nazioni partecipavano gruppi di 15-20 bambini. Erano tutti organizzati in famiglie mentre noi siamo partite all’ultimo momento con la mamma. Di quell’avventura ricordo: la nostra interprete “Brankiza”. Un pomeriggio siamo stati ospiti di un campo scout e mi sono arrampicata su delle meravigliose casette sugli alberi. Una fontana con giochi d’acqua colorata che non avevo mai visto davanti ad un vecchio palazzo dove si svolgeva un ricevimento. Ricordo poi che la sera dello spettacolo alcuni gruppi di bambini di altri paesi ad un certo punto dovevano scendere dal palco e cantando sfilare in mezzo alla platea formando una fila colorata multietnica. Avevano provato e riprovato questa cosa con molta precisione. Ma quando ho visto partire i ragazzi mi è sembrata una cosa così divertente che sono partita anch’io di corsa insieme a loro… sono dovuti venire e recuperarmi perchè subito dopo toccava a me e mia sorella cantare! E per finire ricordo che per il viaggio di ritorno avevano regalato ad ogni bambino un enorme cofanetto pieno di caramelle, lecca lecca, cioccolatini, mou e mille leccornie! A quell’età è stato il più bel souvenir della Jugoslavia che potessi immaginare, non avevo mai visto tanti dolci tutti insieme! Del compleanno di Edoardo? Ricordo l’enorme torta con le candeline che gli ho portato io sul palco! Insomma cantare e calcare i palcoscenici è stata per me solo un’occasione in più per giocare e divertirmi.
D: Nel Tuo officialwebsite (www.emanuelapacotto.it) si dice che tutto questo per te è sempre stato un gioco, quando è iniziato a diventare un vero e proprio lavoro?
R: A 14 anni, convinta da un’amica, ho iniziato a frequentare una scuola di recitazione, il CTA di Milano. Dopo qualche anno si era creato un gruppetto di “aspiranti futuri attori”, di quelli cioè che volevano continuare seriamente su quella strada. Così quando l’anno successivo Ottavio Fanfani lasciando la Scuola del Piccolo Teatro è venuto ad insegnare li, ci ha presi sotto la sua ala. A metà anno però… è venuto a mancare. Per me era diventato in quei pochi mesi una figura molto importante, un punto di riferimento e per me la perdita è stata traumatica. Così mi sono chiesta quanto tutto quello fosse importante per me e ho scoperto che era tutta la mia vita. Come ha detto il grande Edoardo “Faccio l’attrice perchè non potrei fare nient’altro”… E’ stato allora che ho deciso di farlo e di farlo seriamente.Così l’anno dopo ho fatto l’audizione per entrare all’Accademia D’Arte dei Filodrammatici e due anni più tardi mi sono diplomata attrice.
D: Chi è stato il tuo maestro nel doppiaggio?
R:
Come spero tanti sapranno la mia carriera come doppiatrice è iniziata grazie a Marika. Ero l’antagonista di Licia nell’omonimo telefilm degli anni 80 e ho dovuto doppiarmi io. Così per poter imparare la tecnica del doppiaggio mi hanno inserito in una serie di cartoni animati che la Merak, che produceva il telefilm, stava doppiando. Era Mio Minipony e Maurizio Torresan era il direttore, lui è stato il mio maestro. Come amo sottolineare non mi ha insegnato solo la tecnica, ma mi ha insegnato ad amare questo lavoro. Quando poi sono stata scelta come voce di Alvin, il mio primo ruolo da protagonista, ho avuto la fortuna di lavorare con Giorgio Melazzi che doppiava Dave. Un giorno a fianco a me al leggio mi ha detto “Smettila di pensare, guarda il tuo personaggio, respira con lui e lasciati andare.” Non finirò mai di ringraziarli.
D: Nella tua carriera di doppiatrice hai interpretato soprattutto cartoni animati, é stata una tua scelta o è dovuto alla richiesta del mercato?
R: E’ dovuto alla “specificità” che nel tempo ha acquisito la piazza di Milano. Il cinema è stato da sempre a Roma mentre con l’avvento di Mediaset Milano si è specializzata coi cartoni.
D: Se dovessi scegliere preferiresti doppiare film o cartoni animati?
R:
Mi è difficile essere obiettiva. I cartoni animati, più ancora gli anime, non hanno limiti alla fantasia e alle situazioni e mi hanno fatto vivere avventure incredibili e regalato emozioni che non potrò mai dimenticare.
D: Tre personaggi: quello che più ti è affine, quello a cui sei piu legata e quello che avresti voluto interpretare?
R: E’ difficile rispondere… Quello che mi è più affine? I personaggi che ho interpretato non sono mai stati caratterini tranquilli e lineari… e per questo potrebbe sembrare un po’ “preocupante” ma c’è un pezzetto di me in ognuno di loro. Anche in quelli più improbabili! Quello a cui sono più legata? Ho sempre adorato Rina Inverse e ce l’ho sempre nel cuore… ma è passato tanto tempo mentre Nami ad esempio… mi sta accompagnando ancora da più di 10 anni… e quando finalmente tornerà dopo un lungo periodo di assenza … sarà tutta un’altra storia, una nuova bellissima storia… avete visto com’è cambiata? E Sakura dove la mettiamo? Proprio ieri ho visto un episodio originale sottotitolato in cui dichiara il suo amore a Naruto… ma sarà vero? Cosa nasconde in realtà nel suo cuore? Quante emozioni vivremo ancora insieme. Come faccio a non volerle bene?! E poi, l’ho doppiata solo in un film ma anche Natsuzi la protagonista di Summer Wars non potrò mai dimenticarla. Uffa come faccio a scegliere?” In compenso non ho rimpianti, ogni volta ho dovuto fare dei provini ma sono stata davvero fortunata ad infilare un serie di perconaggi di successo!
D: A novembre sono stata a Milano a vedere il Japan Anime Live! é stato un'esperienza unica! Tu come hai vissuto quell'esperienza?
R:
Me la porterò dietro per il resto della mia vita! Tu c’eri e mi puoi capire quando dico che ci ha permesso di vivere un’esperienza e delle emozioni uniche e indimenticabili. A voi fra il pubblico e a noi sul palco. Lavorare fianco a fianco con i giapponesi ha creato un’energia davvero magica. Non riuscivamo a comunicare perchè i ragazzi parlavano quasi tutti solo giapponese, ma vedere durante le prove, tutto lo staff ridere e applaudire di cuore mentre doppiavamo One piece è stato incredibile. Ci si augurava “In bocca al lupo” “ganbarimashou” prima dello spettacolo, ci abbracciavamo sudati e saltellanti dopo ogni performance e all’ultimo spettacolo ci siamo salutati con le lacrime agli occhi. Non esistono barriere culturali o confini geografici, l’arte è arte e il cuore batte per tutti con lo stesso ritmo!
D: Questo spettacolo ha dato modo di far conoscere il vostro lavoro anche ai ragazzi...Per voi doppiatori com'è stato fare un doppiaggio live?
R:
Dopo aver visto gli attori-acrobati giapponesi durante le prove pensavamo che il momento del doppiaggio sarebbe stato il meno spettacolare e invece è stato una sorpresa per tutti. Abituati nel buio solitario di una sala di doppiaggio il buio di una platea piena ci ha fatto tremare le gambe e battere forte il cuore. Dietro le quinte eravamo agitatissimi, ma il pubblico è stato fantastico, si è emozionato e ci ha emozionato. Abbiamo scoperto che anche una semplice voce a cui puoi finalmente dare un volto sotto un cono di luce può essere un grande spettacolo!
D: Il Jal purtroppo ha palesato la malsana abitudine italiana di censurare i cartoni animati. In Giappone questo non avviene perchè gli anime sono concepiti per diverse fasce d'età, mentre in Italia, considerando il genere per bambini, vengono fatte vedere indistintamente compiendo delle censure disastrose. Tu che ne pensi?
R: Da sempre ho detto che vedere un’opera originale “corretta” mi fa star male, ma come hai spiegato tu in Italia le regole sono diverse. C’è da dire però che ultimamente i palinsesti sono un vero rebelotto, cose in onda improvvisamente sospese, orari di programmazione che continuano a cambiare. Ho l’impressione che presto si concretizzerà una nuova realtà di canali e di specificità delle loro programmazioni e forse le cose cambieranno.
D: ll doppiaggio in Italia viene considerato uno dei migliori al mondo, non solo per i cartoni, ma anche per i film. Tu che ne pensi? Sarà ancora cosi?
R: Chiunque ha avuto occasione di andare all’estero ha potuto constatare che davvero il nostro doppiaggio non ha rivali. Quando abbiamo fatto le prove per il JAL abbiamo lavorato con i nostri colleghi belgi e francesi. Ci siamo scambiati informazioni ed esperienze.Vi posso confermare che noi abbiamo sviluppato un metodo di lavoro e una tecnica che ci permettono di essere davvero precisi ed efficaci. Spero che tutto questo non vada perso, purtroppo i tempi di consegna e le nuove esigenze non danno certo una mano. In più volti diventati inaspettatamente famosi come quello di Luca Ward o di Francesco Pannofino hanno richiamato molta attenzione sulla figura del doppiatore e stanno spingendo molti ragazzi (figli di Amici e del Grande Fratello) ad avvvicinarsi a questo mondo alla ricerca di visibilità e successo. Ma ci si dimentica che questo è un lavoro che richiede grossa professionalità e sacrificio. Il doppiaggio non è semplicemente dire delle battute pulite a sink ma è calarsi nel personaggio, rivivere le sue emozioni e riuscire a tradurle e a trasmetterle al pubblico con la sola voce. E per fare questo non ci si improvvisa.
D: Cosa consigli a chi vorrebbe intraprendere il tuo lavoro?
R: Di farsi la stessa domanda che mi sono fatta io quando mi sono trovata al bivio e se davvero questo lavoro è “la tua vita” cominciare a studiare con impegno e determinazione. Perchè come disse sempre il grande Edoardo “Gli esami non finiscono mai”, non c’è sicurezza di riuscita, non si finisce mai di imparare e le delusioni sono all’ordine del giorno ma la passione non deve mai venire a mancare. La stessa passione che ho visto negli occhi di tutti I ragazzi fotografati l’anno scorso a Cecina Comics and Cosplay a cui faccio un “In bocca al lupo “ per questa nuova e sicuramente fantastica edizione!
Intervista a cura di Alice Gaglio
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